Diocesi di CUNEO  -  Beni culturali Ecclesiastici

 

 

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presentazione

prefazione

 

Prefazione

Franco Guidetti

II manoscritto alla traduzione del quale mi sono dedicato, si trova nella biblioteca civica di Cuneo (BC Cn. Ms. 19) e porta, in prima pagina, la nota aggiunta a mano : "Dono del Conte Moirano".

Si tratta di una delle diverse cronache quotidiane esistenti dell'assedio di Cuneo del 1744, episodio della guerra di successione austriaca (1740-1748), che vide Francesi e Spagnoli alleati contro l'Austria di Maria Teresa e il re di Sardegna, Carlo Emanuele III che sperava di ottenere dall'imperatrice concessioni a scapito del ducato di Milano.

Prima ancora dell'assedio di Cuneo, l'esercito piemontese era stato impegnato accanto agli Austriaci e contro gli Spagnoli nel territorio del ducato di Modena, dove il Leutrum si distinse nella battaglia di Camposanto sul Panaro. A tal proposito, così si esprime il generale A. Petitti di Roreto ("II generale Federico Leutrum", in Boll. Stor. bibl. Sub. anno XXIX, p.263 ): "Nel febbraio (1743) fu combattuta una battaglia a Camposanto sul Panaro fra l'esercito di Spagna e quello tedesco (austriaco).

 Era con questi un corpo di Piemontesi e qui rifulse glorioso il genio del Leutrum che ne comandava la seconda linea. I piemontesi erano alla sinistra dello schieramento formati su due linee coperti dalla cavalleria, mentre sulla destra, appoggiata ad una diga sul Panaro erano i Tedeschi. Ma le cattive disposizioni del generale Pleìsberg, coraggioso soldato che vi perdette la vita e comandante della cavalleria sebbene questa fosse superiore in numero a quella spagnola, la misero in scompiglio ed in ritirata cui non potè rimediare la prima linea della fanteria anche per la grave ferita del comandante conte di Aspremonte che dovette ritirarsi dal campo di battaglia. Ma ecco che il Leutrum senza attendersi l'attacco degli spagnoli, si precipita loro incontro e li respinge. La notte pose fine alla strage che fu grande per quei tempi. Entrambi i partiti si aggiudicarono la vittoria ma l'indomani il Gages coi suoi spagnoli passò il Panaro e si ritirò in Bologna.."

Nella Histoire de la guerre des Alpes par le Marquis de St. Simon, si legge che il Luogotenente-Generale spagnolo, Don Ferdinando Della Torre, viene insignito del titolo di Marchese di Camposanto da parte del re di Spagna per esser rimasto padrone del campo oltre che per un atto di forse eccessiva dedizione al suo re:

"C'est dans cette action que le Lieutenant-   Camposanto (Modena): la chiesa Parrocchiale.

Generai Don Fernando Della Torre....ayant son fils unique à ses còtés, le vit tomber d'une blessure mortelle...un Carabinier s'arrètant pour descendre de son cheval & secourir le blessé, le Lieutenant-Général le regardant d'un oeil sevère, lui dit: Carabinier, vous servez le Roi, marchez. Il ne s'occupa plus de son fils qu'il aimoit tendrement, que lorsqu'il eut disperse le corps de Cavalerie ennemie...il revint alors le chercher et le trouva mort. Ce généreux pére pleuroit encore avec amertume ce fils longtemps après. Le Roi son Maìtre, autant pour récompenser sa bravoure que pour illustrer une si belle action, le crea marquis de Campo-Santo, nom du Champ de bataille dont il étoit reste le maìtre....".

Lo stesso Saint-Simon afferma poi che dopo la battaglia gli Spagnoli dovettero sgomberare: "...Mais malgré la bataille de Campo-Santo que le Lieutenant-Général Don Ferdinando Della Torre avait remportée... le Due de Modène avoit été déclaré Généralissime des armées du Roi d'Espagne, & tandis qu' il les commandoit le Roi de Sardaigne s'étoit emparé de Modène & de tous ses Etats : ainsi les Espagnols n' avoient point encore pénétré dans le Milanois".

Non sembra avere dubbi sull'esito della battaglia l'arciprete di Camposanto del tempo, Don Giacomo Antonio Vincenzi, che scrive fra l'altro nella sua "Memoria" dell'otto febbraio 1743: "Come ho accennato di sopra l'armata di Spagna sotto il comando di Monsiur de Pasos passò il Panaro alii tre e dopo essersi trattenuta il giorno delli quattro in questa Parocchia..., alii cinque marziarono verso Bonporto per andarvi a sorprendervi quel luogo, occupato dalli Austriaci, e ben fortificato, ma arrivati al Colleggio videro l'Armata Austriaca, unita alii Piemontesi, che in buon ordine di battaglia li aspettano, per il che non si azardanno all'attacco e si ritirarono alla sera in quello di Solara... e la Matina delli sei, se ne ritornarono in Camposanto... qui apostati si posero in ordine di battaglia facendo la loro linea..., intanto li Austrosardi s'avanzarono e alla sera delli sei nei prati de Livelli e il giorno delli otto sfilarono al in giù alla lunga del Dogaro, e in un dì poi avanzandosi verso il Panaro ad attaccare gli Spagnuoli... e poi una sanguinosa battaglia, il gran fuoco del quale durò sette ore continue... con la pegio de Spagnuoli de quali tra morti feriti e prigionieri vi rimasero da sei mila Persone e perduto il loro campo si ritirarono in fuga nel Bolognese e avevano fatto due ponti qua contro la Chiesa, e passati che furono li abruciarono; la Battaglia cominciò alle ore 19 e durò sino alle ore cinque della notte, col favore della quale li Spagnoli fugirono. Dalla parte delli Austro Sardi fra morti e feriti e prigionieri vi rimasero da 2300 persone. La matina poi delli nove giorno di S. Apolonia questo povero paese tirannamente fu sachegiato dalli istessi vincitori Austro Sardi, onde lascio ciò scritto a perpetua memoria, acciò li miei Posteri in simili occasioni avertino di figgire le sue Bestie grosse e minute, mobili... e chi lege per carità mi dica un Memento nella Messa ò pure un requiem in sufragio dell'anima mia. Io D. Giac. Ant. Vincenzi Arcipr. scrissi".

La battaglia di Camposanto ebbe quindi un esito positivo per gli Austrosardi, cui contribuì fattivamente, come si è visto, il pronto intervento del Leutrum che riuscì a salvare la situazione in un frangente critico. Dì ciò si ricordò il re Carlo Emanuele III, l'anno seguente, quando nominò lui, straniero, governatore di Cuneo, per la difesa di questa città contro

l'esercito dei Gallispani. Come è noto, egli riuscì ottimamente in questo incarico che altri aveva declinato avendolo ritenuto impossibile.

Osservazioni sul manoscritto. Il suo autore ci è sconosciuto. Si possono tuttavia ricavare alcune notizie su di lui dalla sua stessa relazione. Egli giunge da fuori con altri per partecipare alle operazioni di difesa della piazza ed è fra quelli che sono accampati fra la città e una ridotta, secondo quanto egli stesso dice nella prima pagina del manoscritto. Appare sempre informato di quanto succede dentro la piazza e fuori, il che fa supporre che occupi un posto di responsabilità. Si esprime sempre in prima persona plurale e non è ben chiaro se abbia ricevuto da un suo superiore l'incarico di fare la relazione giornaliera degli avvenimenti o se intenda annotare per sé, frettolosamente e senza troppo curarsi della forma, i principali fatti d'arme a cui partecipa. Propendo per questa seconda ipotesi, confortato da una lettura comparativa con Relazione dell'assedio della Città di Cuneo fatto dall'armata galispana, comandata Dall'Infante D. Filippo, e dal Principe di Conty l'Anno 1744. di Ludovico Andrca Ricolvi, opera che tratta degli stessi avvenimenti, ma con ben maggior dovizia di particolari e rigore intellettuale.

Nel lavoro di lettura e di traduzione non sono mancate le difficoltà dovute per lo più alla scrittura settecentesca, alle macchie dell'inchiostro e della carta dell'epoca, all'incertezza dell' ortografia, della grammatica ed anche, in alcuni casi, del lessico.

Per quanto concerne 1' ortografia, la lettera "y" compare in parole in cui oggi troviamo semplicemente la lettera ;ii". Il suo uso persiste in termini di origine greca. A questo proposito Maurice Grevisse, nel suo "Code de V Orthographe francaise", così si esprime: "...On observera que lys, (variante de lis), a un "y" dont l'origine n'a rien de grec : c'est une survivance de l'usage des praticiens d'autrefois, qui mettaient volontiers 1' "y" au lieu de 1' "i"...par souci de "bele escripture" et pour le contentement des yeux : 1' "y" offrait, en effet, à ces calligraphes l'occasion de tracer une de ces boucles de bravoure par quoi ils enjolivaient la figure de certaines lettres...".

Altra osservazione ortografica : le desinenze verbali dell'epoca si scrivevano con la lettera "o" al posto della "a", così: il "avoit" (per "il avait"), "ils patrouilloient" (per "ils patrouillaient") ecc. Così pure si scriveva "les Francois" (per "les Francais"), ecc.

Per quello che riguarda le strutture morfosintattiche, si riscontrano talvolta incongruenze negli accordi di aggettivi, participi e persone verbali. Non mancano periodi involuti le cui 'roposizioni non hanno sempre una logica connessione, da qui la necessità di frammentarli, per chiarezza, nella traduzione.

Non mi è stato facile tradurre certi termini e certe espressioni, o perché facenti parte 3el linguaggio militare dell'epoca e caduti oggi in disuso, o perché adoperati con un senso improprio. A titolo di esempio cito il verbo "éblouir", confuso, a mio avviso, con "ébouler", il primo avendo il significato di "abbagliare", il secondo quello di "franare" (vedi p.20). Nel testo, in una determinata circostanza, si dice che non ci si serve del cannone per impedire che le vibrazioni provochino smottamenti nelle gallerie delle mine. Che questo sia il vero senso della frase in questione è confortato da quanto scritto in analoghi documenti consultati che parlano dello stesso episodio. In effetti si erano avuti casi di minatori morti nei cunicoli, sepolti da frane .

Avendo notato divergenze nella grafia di nomi propri con altri testi, ho preferito trascriverli come si presentano nel manoscritto, così "Trivié" (altrove "Trivier"), "Kalbermath" (altrove "Kalbermatthen), ecc.

Ringrazio vivamente il prof. Nino Manfredini di Modena, che ha vissuto a lungo a Camposanto, per le informazioni e i documenti forniti sulla battaglia che mise in luce le qualità strategiche e il valore del futuro governatore della città di Cuneo, assediata dagli eserciti di Francia e di Spagna, nella guerra di successione austriaca.