Omelia in suffragio di don Piero Cavallo

Ha combattuto la sua battaglia: ha conservato la fede!
07-03-2021

“So che sono entrato nell’ultima fase della mia vita. E’ difficile dirlo, ma ti assicuro che lo sto vivendo con fede. Sono sereno!” Questo mi ha detto una ventina di giorni fa, mentre lottava contro la malattia. Parole di fede: un’omelia per questa eucarestia!

Circa una settimana fa, aggiungeva: “Anch’io voglio fare la mia parte nel Sinodo. Dal mio letto sto offrendo la mia preghiera per questo!”. Ho semplicemente reagito dicendogli il mio ‘grazie’ per la testimonianza che mi stava dando. In questi ultimi giorni non ci siamo più detti nulla, ma era la sua sofferenza offerta che parlava.

Ha vissuto il suo ministero sacerdotale per tanti anni con i malati e, in questi ultimi, da malato. Chi gli è stato vicino negli ultimi tempi sa che ha continuato a camminare nella fede e, come ci ha detto S. Paolo, anche se il suo corpo si stava disfacendo, i suoi occhi erano puntati ben verso l’Alto, verso l’abitazione eterna, quella che Dio aveva finito di preparare per lui, il Paradiso. Sarebbe bello se tutti noi potessimo chiudere così, con lo stesso sguardo rivolto verso l’alto, il nostro passaggio su questa terra.

Ha lavorato nel silenzio, ha portato il Perdono di Dio a tante persone all’ospedale e qui nella Cattedrale di Cuneo.
Ho voluto che, ancora una volta, fosse proclamata la pagina delle Beatitudini del vangelo di Matteo. Don Piero le ha vissute fino in fondo. Mai una parola di troppo; ha consolato tanti che erano provati dal dolore; probabilmente nessuno di noi l’ha mai visto arrabbiato o teso, ma sempre pieno di mitezza e di misericordia; ha vissuto e costruito relazioni di pace con tutti; ha amato la nostra Chiesa diocesana e l’ha servita sempre senza voler emergere; non gli interessavano i titoli, … anche quello di canonico. Ebbene, ha lasciato un segno e, come è scritto sui manifesti: “Ha combattuto la sua battaglia: ha conservato la fede!”.

Conservare il ricordo di don Piero significa innanzitutto elevare il nostro Grazie a Dio che lo ha voluto suo sacerdote e ce lo ha regalato per tanti anni. Ma, nello stesso tempo, è un invito rivolto a tutti noi a raccogliere il suo testimone. La nostra Chiesa ha bisogno di preti così: umili, semplici, carichi di umanità, persone dedite alla preghiera, dispensatori della Grazia di Dio soprattutto del suo Perdono.
Dobbiamo pregare per la nostra Chiesa, quest’anno impegnata ad ascoltare tutti in spirito sinodale, nonostante tutte le difficoltà che sta attraversando dovute alla pandemia. Una Chiesa alla ricerca di maggiore autenticità e freschezza nell’annunciare la bellezza del Signore Gesù. Una Chiesa che ha bisogno di nuovi sacerdoti, di diaconi, di religiosi e religiose, e di famiglie cristiane dove si possa respirare e vivere il Vangelo. Una Chiesa bisognosa di coraggio che saldi insieme fede e vita. Una Chiesa che pone attenzione alle persone più fragili e malate. Una Chiesa che deve diventare lievito in questo nostro tessuto sociale. Una Chiesa che vuole lasciare spazio ai più giovani affinché possano esprimersi e crescere sani.
Siamo certi che don Piero, dal Cielo di Dio, continua ad essere al nostro fianco e a sostenerci in comunione con tutti i santi.

In questo tempo di Grazia della Quaresima spesso risuona l’invito al rinnovamento interiore, alla conversione, al ritornare a volgere il nostro sguardo verso Dio. Facciamo nostra la pagina delle Beatitudini. Riscriviamole con la nostra vita. Beati siamo noi se non ci facciamo un’idea troppo alta di noi stessi. Beati siamo noi se con coraggio ed umiltà ci sforziamo a vivere il Vangelo e lo proponiamo come nostro unico riferimento. Beati siamo noi se non ci nascondiamo nelle difficoltà che incontriamo. Beati siamo noi se sappiamo vivere la carità dell’ascolto, della condivisione e della partecipazione. Beati siamo noi se proviamo ad offrire a Dio le nostre sofferenze. Beati ancora siamo noi se guardiamo con serenità al futuro della nostra vita in Dio. Ci attende la festa senza fine. Ci attendono coloro che sono di Dio. Ci attendono i nostri cari. Ci attende l’Autore della vita. Il nostro è un futuro di Risurrezione, di Paradiso. Tutto ciò è dono suo e, in piccola parte, nostra conquista.

La croce non è fine a se stessa. Noi guardiamo oltre. La croce, seppur dura e ruvida, è il passaggio verso la risurrezione. E noi sappiamo che Dio è di parola. E’ importante che impariamo ad accettare le prove, la malattia, la sofferenza, … come preludio dell’incontro che un giorno avremo faccia a faccia con Lui. Come ci troverà ? Sono certo che il Signore ha trovato don Piero pronto. Ora è nella pace di Dio. Il nostro augurio è che ci trovi così, come e quando lui vorrà: