Messa del Crisma 2021

Gesù ha scelto quei dodici perché 'stessero con lui' e poi 'per mandarli ad annunciare il Regno'
01-04-2021

E’ una celebrazione particolare che ci riunisce tutti, diaconi, presbiteri e vescovi. Vi confesso che ci tengo particolarmente e che è bello che preceda il triduo pasquale. Quest’anno ce l’abbiamo fatta, nonostante tutti i problemi imposti dalla pandemia. E’ l’unità dei ministri ordinati che viviamo: pregando, celebrando e ringraziando Dio per il dono che ci ha fatto, facendo in modo che stessimo uniti a lui, per sempre. Siamo in tanti, quasi tutti. Vorrei che il nostro abbraccio e la nostra preghiera sia unita anche a coloro che vivono più isolati e non sono presenti, in particolare i nostri sacerdoti fidei-donum. Facciamo parte di un unico presbiterio, ancora diviso formalmente in due diocesi, ma in cammino orientati ad essere, anche giuridicamente, un’unica realtà.

Mi soffermo innanzitutto sul tema dell’unità. Gesù ha scelto quei dodici perchè ‘stessero con lui’ e poi ‘per mandarli ad annunciare il Regno’. Era un gruppo molto composito, con sensibilità diverse, provenienti da diverse professioni, appartenenti a gruppi religiosi differenti. Li ha tenuti insieme, superando con loro difficoltà di comprensione. Li ha amati, li ha accompagnati, ha avuto tanta pazienza, ha fatto fare loro esperienze di ascolto e di dono. Ha sofferto nel lasciarli. Ha posto in loro la sua fiducia e, nonostante i loro limiti, li ha posti come colonne nella Chiesa infondendo in loro il dono dello Spirito rendendoli pastori. Quei Dodici hanno fatto tanta strada. Non hanno compreso sempre il Maestro, hanno avuto incertezze, paure e dubbi, ma si sono lasciati guidare dal Signore. Potrà sembrare presuntuoso, ma vorrei che ci specchiassimo in loro. Le fragilità dei Dodici sono le nostre. Anche noi, nel nostro ministero, siamo partiti con entusiasmo e poi le prove della vita ci hanno fatto prendere coscienza delle nostre povertà. All’inizio pensavamo d’avere in tasca la soluzione a quasi tutti gli interrogativi per salvare la Chiesa.
Più volte ci siamo scontrati e poi … ridimensionati.
Spesso ci siamo rifugiati nella frenesia della pastorale, sempre con grande generosità e poi … abbiamo capito d’essere poveri strumenti nelle sue mani.
Altre volte ci siamo spesi nell’attivismo e poi … abbiamo capito che dovevamo stare di più con Lui.
Forse, ancora oggi, ci capita di giudicare i nostri confratelli, di ritenerci sempre nel giusto, di aspirare a qualche posto di maggiore rilievo sociale ed ecclesiale, di difendere certe posizioni acquisite da tempo. Sono le nostre povertà che dobbiamo guardare in faccia, con coraggio e con umiltà. La conoscenza del nostro limite, ci sprona a risollevare la testa.
Il testo di Isaia è un richiamo per riscoprire il dono di Dio posto in noi. Dio ha posto il suo sguardo su di noi, ci ha scelti, ci ha voluto formare e continua a farlo se siamo docili all’azione dello Spirito. Ci ha consacrati: siamo suoi per sempre. Ci ha unti col Crisma perchè potessimo effondere il suo profumo di santità. Ci ha inviati a portare la sua lieta notizia. Ci manda anche a fasciare le piaghe di chi cammina con noi. Tutto ciò si può capire soltanto sulla linea del dono gratuito, senza alcun nostro merito, senza alcuna pretesa.
Lavoriamo sempre per l’unità. Cerchiamo l’unità tra di noi. Non ha senso dire: ‘Io sono di Cuneo’ e ‘Io sono di Fossano’. Piuttosto incominciamo a dire: ‘Io sono di Cuneo e di Fossano’; attenzione che questo non è solo un giro di parole. Deve riflettere l’ansia, la cura, l’appartenenza ad un unico popolo di Dio, seppur col riferimento a due poli d’azione. Tutto il resto viene di conseguenza, anche l’accorpamento delle nostre due diocesi, anche il tempo del Sinodo, anche il dialogo sincero, anche la creazione di una nuova realtà, anche l’impegno nel reinventarci, ma sempre nella certezza che il Signore continua a vegliare su di noi. Cerchiamo soprattutto l’unità con Dio. Costruiamo sempre più legami solidi con le persone a cui siamo stati affidati. Creiamo nuovi legami anche con coloro che sono più ai margini della vita ecclesiale.
In questa celebrazione Alberto, seminarista al terzo anno della teologia, farà il rito d’ammissione ai candidati al presbiterato. E’ ripensare agli albori del nostro cammino. Rinnoveremo anche gli impegni sacerdotali pronunciati la prima volta nel momento dell’ordinazione e ribaditi più volte.
Nel ribadire l’impegno di unità per la Chiesa e con la Chiesa proviamo ad impegnarci a crescere sempre più nella stima vicendevole. Essa si costruisce aiutandoci nella preghiera. So che parecchi di voi già lo fate nelle parrocchie e nelle zone. Si costruisce anche nel rompere la cortina di riservatezza piemontese per parlare di noi stessi. Vi sono delle solitudini che, non solo possiamo, ma dobbiamo rompere magari passando un po’ di tempo tra di noi. Forse ciò potrebbe essere anche un antidoto contro lo stress o per non cadere nello sconforto.
Un impegno nodale per noi è l’annuncio della Parola. Non diamola per scontata; essa va spezzata, spiegata, pregata, vissuta. Oggi le persone a noi affidate hanno sete della Parola di Dio. Ce lo hanno dimostrato e chiesto proprio in tempo di pandemia. So che non vi siete arresi nel settore dell’iniziazione cristiana. Chi più chi meno avete avuto iniziative verso i bimbi, i ragazzi e i giovani. Hanno bisogno di sentirsi amati e cercati, ma hanno anche bisogno di incontrare il Signore Gesù e conoscere la sua Parola. E’ bene che proviamo a vedere quanto spazio diamo all’evangelizzazione, al di fuori della celebrazione dell’Eucarestia. In questo non vorrei essere frainteso sulla celebrazione delle S. Messe. E’ ammirevole l’impegno di tanti di voi nel portare l’Eucarestia anche nelle piccole comunità. Tuttavia guai se va a scapito della qualità. Forse è opportuno ridurre le celebrazioni, ma vanno celebrate bene. Non approvo totalmente chi interpreta la liturgia sulla linea del ‘secondo me’. No. Ogni Eucarestia è azione del popolo. Insieme alla nostra gente noi celebriamo. A noi spetta il compito di presiedere, non di fare tutto. Non siamo lì per azioni spettacolari o per esibirci. Nostro compito è armonizzare ogni celebrazione arricchendola con il contributo di tutti. Essenziale è il cammino di vita cristiana che dobbiamo accompagnare, non solo con celebrazioni, ma con una seria catechesi.
Tutto ciò che facciamo sia sempre animato dalla carità vera. E’ la carità dell’ascolto. E’ la carità della pazienza, accogliendo tutti. E’ la carità del farci trovare. E’ la carità che sa guardare sempre al positivo. E’ la carità del pastore che va a scovare chi più fa fatica. E’ la carità dell’aprire le nostre case. E’ la carità dell’incontro e del considerare tutti importanti. E’ la carità del dialogo anche con chi sappiamo ha idee diverse dalle nostre. E’ la carità che spesso tocca i nostri portafogli e che noi non dobbiamo reclamizzare. E’ la carità del farsi prossimo a chi è disperato perchè gli manca il lavoro. E’ la carità nel dare luce a chi brancola nel buio.
Tra poco, come accade ogni anno e come si caratterizza questa celebrazione, benediremo gli oli per gli infermi e per i catecumeni, e consacreremo il Crisma. Sono segni preziosi che useremo nei vari sacramenti.
Nel benedire l’olio degli infermi, ricordiamo e preghiamo per i nostri malati, sia coloro afflitti da qualche malattia fisica, sia coloro che sono toccati da altri mali. Vi invito a pregare per i nostri sacerdoti malati. Vi assicuro che sono particolarmente uniti a noi e che sostengono con la loro preghiera le nostre iniziati-ve pastorali. Forse quest’olio servirà anche per qualcuno di noi.
L’olio per i catecumeni ci fa pregare per chi sta facendo la scelta di vita cristiana da adulto e per i bimbi che si affacciano alla vita.
Purtroppo il sacro Crisma, che insieme consacreremo, lo useremo solo per i Battesimi e per la Cresima. Non si prevedono consacrazioni presbiterali per qualche anno. Il dono di nuovi sacerdoti continuiamo a chiederlo a Dio. Lui pensa alla nostra Chiesa. Il Crisma è l’olio che è stato versato sulle nostre mani; per noi vescovi anche sulla fronte. Ricordiamoci che siamo di Dio. Ricordiamoci che siamo suoi ministri. Ricordiamoci che dobbiamo stare con Lui. Le persone a noi affidate hanno bisogno di avere noi in qualità di mediatori di salvezza, di Grazia, di familiarità con Dio, di carità, di pace e di riconciliazione. Di tutto ciò sappiamo che non ne siamo degni. Eppure Lui ha voluto così. Non smettiamo mai a chiedere la sua misericordia per noi. Non smettiamo mai di chiederci e chiedergli scusa se non sempre siamo stati operatori credibili di unità.
Dio ci benedica, ci protegga con il dono dello Spirito. Amen.